|
di FABIO ROSSI
Foto segnaletiche e impronte
digitali, da schedare e confrontare con il sistema centrale gestito dal
ministero dellInterno. Da mercoledì scorso anche i vigili urbani di Roma,
in stretto collegamento con la questura, hanno avviato il servizio di
fotosegnalamento delle persone arrestate. Un avvio ancora in forma
sperimentale, con la prima apparecchiatura dei vigili urbani della
Capitale che è stata installata nella sede del comando generale, in via
della Consolazione. Gli operatori addetti a utilizzarla hanno frequentato
un corso di formazione in questura. Al comando faranno riferimento,
almeno per il momento, anche i 19 gruppi di vigili sparsi sul territorio
comunale. In attesa che, dopo aver valutato landamento del progetto e le
diverse esigenze, apparecchiature analoghe vengano installate anche nelle
sedi decentrate della polizia municipale. «Voglio ringraziare la
questura di Roma - dice il comandante Aldo Zanetti - per la fiducia che ci
ha accordato permettendoci di accedere a questo servizio. Lo svolgeremo
alle dirette dipendenze della polizia». Le schede preparate dai
vigili, con foto e impronte, saranno portate alla questura ogni giorno, o
immediatamente dopo il fermo nei casi più urgenti. Qui si provvederà a
inserirle nel sistema centralizzato e a fare i confronti con quelle già
presenti. «Con questo sistema velocizzeremo i tempi - spiega Zanetti - Lo
sperimenteremo per 10-15 giorni, poi faremo il punto della situazione».
Critiche al comandante arrivano da Gabriele Di Bella, segretario
romano del sindacato di categoria Sulpm. «È incredibile - sottolinea - che
lordine di servizio per lattivazione del fotosegnalamento sia arrivato
soltanto ieri, quando il servizio è stato ufficialmente avviato mercoledì.
Una vicenda che dimostra chiaramente lo stato di confusione che regna nei
vertici». «I vigili urbani di Roma assumono sempre più caratteristiche
di polizia locale - aggiunge Di Bella - ma restano ancora disarmati. Una
cosa molto grave, specie in un momento come questo: cè la massima allerta
per il terrorismo, ma non non abbiamo nemmeno la pistola. La giunta ha già
varato la delibera, ora tocca al consiglio comunale ratificarla.
Altrimenti riterremo tutti responsabili, dal prefetto al sindaco, in ogni
sede». Il segretario romano del Sulpm punta il dito anche sulla questione
delle celle di sicurezza. «Al comando generale ce ne sono due - dice -
nuove e pronte da tre mesi. Ma non vengono utilizzate, e le persone
fermate devono essere ancora ospitate negli uffici o accompagnate ai
commissariati di polizia. Se le celle non saranno aperte subito, ci
penseremo noi dei sindacati a farlo, di forza». |